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È
un vero e proprio film.
Un film inventato, immaginato, sognato, prodotto, sceneggiato,
costruito interamente allinterno del carcere.
Marcelo Nieto, un detenuto cileno, è lo sceneggiatore
e il regista; intorno a lui una grande famiglia di nuovi attori,
di fotografi, comparse, ma anche di falegnami, saldatori, sarti,
e poi lofficina e poi ancora gli uomini dellelettronica
per il montaggio finale: tutti detenuti allinterno del
carcere.
È
una partita di calcio che dura 25 anni.
Il pallone rotola, balza, si impenna giorno e notte conteso
dalle squadre dei calabresi, siciliani, marocchini, albanesi,
cattolici, ebrei, tangentisti, neri.
È una partita dove il tempo non ha più senso:
cè il primo tempo, il secondo tempo ma poi il terzo,
il quarto...
Si entra in squadra da giovani e si esce da vecchi.
Le squadre hanno i loro sostenitori, i loro fans, le maglie,
le cocccarde, le bandiere, i gagliardetti, i biglietti da bagarinaggio,
le radiocronache, la curva sud, il moviolone, i processi del
lunedì.
Ma tra un calcio e un altro si inseriscono immagini durissime,
impietose, autobiografiche: il carcere vero.
Realizzato
da Marcelo Nieto, Alejandro Carrino e Santino Stefanini
Durata 32
[Nel 1998 Campo corto è stato presentato con grande successo
al Noir in Festival di Courmayeur e nel 1999 è stato
presentato alla Biennale del Cinema di Venezia] |
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