Lavoro nel carcere di San Vittore perché è un luogo dove costruire e costruirsi.
Qui c’è una specie di ricchezza che consiste nel lasciare ad ognuno il proprio tempo e il proprio spazio di lavoro, anche di lavoro astratto e di lavoro utopico: ognuno scopre di sé ciò che non sa e può meravigliarsi e vivere emozioni contrastanti.
Qui si può diventare esattamente ciò che si è, esprimendo così la grande indeterminatezza del presente.
Questo luogo è un crocevia di idee lontane, un miscuglio di esperienze biografiche, affettive ed estetiche, diverse, le cui qualità non anticipano progressi perché il progetto è un ciclo: tutto quanto avverrà è già avvenuto.
Questo è un labirinto di idee.
È una stanza delle meraviglie.
È un luogo non meglio precisato dove gli oggetti e l’esperienza nascono sotto il segno dello stupore.
Qui il pensiero dell’uomo, il progetto sull’uomo, il lavoro sull’uomo hanno senso quando è possibile trattare simultaneamente tutte le arti insieme, solo così si possono amare di più gli uomini che le discipline.
Qui, in questo luogo privilegiato, mi trovo insieme con quelle persone che vogliono condurre un gioco poetico che è il massimo dell’utopia.

Alessandro Guerriero