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Essere
o non essere
io sono me stesso
questo è un problema.
(un detenuto)
Tutti
siamo un segreto per noi stessi e il problema consiste nel
riuscire a svelarci, a noi stessi e agli altri.
Abbiamo chiesto ai detenuti di San Vittore e a scrittori,
artisti, filosofi di scrivere un breve segreto.
Storie, poesie, piccole considerazioni.
Ne è uscita una piccola collana di minuscoli libri,
ciascuno dedicato ad un autore. Libri minuscoli da leggere
in segreto e scambiarsi come foglietti segreti, così
semplici e particolari che si possono tenere in tasca per
ogni evenienza o in piedi sulla scrivania, con la fotografia
di chi ci ha regalato il suo segreto (tutti lhanno scritto
gratis) entrando nella nostra cospirazione.
La cospirazione di chi si racconta i segreti.
E di quelli che raccontandosi i segreti sgretolano muri e
inventano posti di lavoro e di libertà per i detenuti
che possono ottenere di uscire dal carcere.
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STORIA
O LEGGENDA DEL BARONE RECLUSO
Del
barone di Stefano si diceva che avesse commesso qualche specie
di sgarro nei confronti del boss della sua zona, Castelvetrano,
e che da questi fosse stato condannato a morte con pena commutata
poi allergastolo.
Così si spiegava il fatto che a un certo punto della
sua vita il barone decise di ritirarsi dalle sue tenute e
vivere per sempre allHotel delle Palme di Palermo. Dicevano
che da lì in cinquantanni non fosse uscito mai,
nemmeno una volta. Ma non era vero, perché ogni tanto,
addirittura, partiva per andare a sentire un Trovatore che
davano in qualche capitale europea. A Palermo, però,
nessuno poté dire di averlo avuto ospite fuori dalle
mura dellHotel delle Palme, e nemmeno lo videro tornare
mai a Castelvetrano.
Soprattutto: a nessuno volle mai spiegare il perché
di quella reclusione, volontaria o meno che fosse. Se una
colpa originale cera, fino alla morte del barone e anche
dopo, adesso, nessuno la seppe mai.
Roberto
Alajmo
scrittore
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Rivelazione
Al
Grande Giornalista: era questa lintestazione, la busta
non portava altre indicazioni. Laffrancatura era ordinaria
e si staccava piegandosi appena sullavorio striato della
carta. Lui si era domandato come, senza indirizzo, la lettera
fosse arrivata sino a lui. Una domanda che per senso del fatale
aveva immediatamente scacciato. Allinterno, nel foglio,
cera un messaggio a penna, tracciato con segni veloci
di scrittura, con negligenza: se verrà le svelerò
quello che non ho mai voluto dire... Sotto, lindirizzo,
lora e una pianta schizzata a matita per trovare il
luogo dellappuntamento.
Era andato. A piedi aveva percorso il boschetto di faggi.
Dopo unaccurata perlustrazione della casa misteriosa
e una lunga attesa aveva fatto unaltro giro e si era
accorto di una scala. Era sceso così in cantina e nella
penombra lo aveva visto, impiccato.
Per ventanni
aveva elucubrato su quel messaggio e su quella morte (peraltro
pubblica data la potenza dellestinto), daltronde
aveva subito lasciato il giornalismo (non senza clamore) e
si era ritrovato allimprovviso
con molto tempo a disposizione. Aveva personalmente avviato
delle indagini, intrapreso dei viaggi, incontrato persone
che conoscevano luomo
del messaggio, nella speranza di un barlume, inutilmente.
Erano trascorsi ventanni
in questo modo. Appena sufficienti per decidersi a penetrare
veramente il segreto. Così un mattino gelido e luminoso
si era naturalmente ritrovato a scrivere lui un messaggio,
e con la stessa naturalezza schizzare una piantina, spedire
la busta a un suo collega, celebre come era lui allepoca
dei fatti.
E poi era stato facile scendere in cantina e aspettare lattimo
che nessuno avrebbe potuto raccontare.
Roberto
Andò
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Non
so dove sei persa lingua
che un tempo parlavi mille dialetti
ora balbetti inciampi
sibilante fax a vuoto nella stanza
segreto crepitare che di notte
- senza segni di riconoscimento -
spinge
tra le atone dune, limplacabile vento.
Maria Attanasio
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Cera
una volta un agente segreto che era segretamente innamorato
della sua segretaria. Ma la segretaria conosceva tutti i segreti
dellagente segreto, comprese le bombe e le stragi, e
soprattutto conosceva il grande segreto dellagente segreto,
e cioè che quando lagente segreto si innamorava
non era più capace di tenere un segreto.
Anche la segretaria era segretamente innamorata dellagente
segreto, ma si trovava di fronte ad un dilemma: se dichiarava
il suo amore allagente segreto questo lavrebbe
respinta perché ammettendo anche lui il suo amore segreto
avrebbe poi dovuto confessare tutti i suoi segreti e sarebbe
finito a marcire in qualche segreta.
Ma se la segretaria non avesse dichiarato il suo amore segreto,
cera il rischio che lagente segreto si decidesse
lui a dichiarare il suo amore segreto per lei e a confessare
quindi tutti i suoi segreti. Cosa fece allora la segretaria?
Prese una decisione in base alla quale i due si sposarono
e nulla più si seppe delle bombe e delle stragi, ma
non posso dire quale decisione, perché è un
segreto.
Stefano Benni
scrittore
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Per
me il segreto non è un segreto se non un difensivo
modo di dire. Infatti chi è possessore di un segreto,
dallangoscia rischia di impazzire. Ed è così
che, dopo una leggera resistenza, fa in maniera di liberarsene
al più presto. È come sgravarsi da un peso.
Il mondo è pieno di segreti svelati, sì che
il segreto in quanto tale è solo una maniera per rifilare
ad altri (come fanno i furbastri) responsabilità non
desiderate.
È segreto il nome del padre di ogni dio. Ma detto padre
è solo cosa del tutto opinabile.
Bruno
Brancher
scrittore
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TUTTO
QUELLO CHE HO DA DIRTI
NON SI PUÒ DIRE A PAROLE.
QUESTO PER TE È UN PROBLEMA?
ARRANGIATI!
IO NE HO ABBASTANZA DELLE LAMENTAZIONI!
Giuseppe
Caliceti
scrittore
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Faceva
così:
I segreti li tengono gli angeli,
li nascondon nelloro dei riccioli
E poi: Pissi pissi bau bau
Ma si lo so che non è farina del mio sacco. Allora
sapete cosa vi dico? Ditemi voi di che colore è un
segreto. Grosso o piccolo che sia, un segreto ha sempre un
colore. Come le scatole dei regali che si fanno a Natale e
si scartano sotto lalbero la mattina dopo una notte
insonne per lemozione della sorpresa. Un segreto è
un variopinto pacco regalo che non si scarta mai. Sta lì
sotto lalbero in attesa che qualcuno lo venga a prendere.
E poi passa di mano in mano perché tutti lo bramano
e la carta si logora, comincia a vadersi il cartone ruvido.
A volte succede che la scatola si sfascia, consunta dagli
immorali palpeggiamenti degli avvoltoi.
Oppure unaquila reale la avvista dallalto dei
suoi cieli, atterrà maestosa mettendo in fuga i tremendi
uccellaci, e scopre larcano: la scatola è vuota
Alessandro
Cavallazzi
pubblicitario
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Un
signore aveva un segreto.
Un vecchio lo aveva pregato di custodirglielo perché
lui non ce la faceva più; poco dopo lamico era
morto, rendendolo unico padrone del suo segreto. Era come
avere un rottweiler, solo che il segreto era più grosso
e feroce. Ad ogni occasione tentava di fuggire e avrebbe potuto
anche uccidere qualcuno se luomo non lavesse saldamente
incatenato in fondo alla sua coscienza. Il segreto si vendicava
ululando e strepitando, specie di notte, quando luomo
voleva dormire. Finché, logorato dallinsonnia,
il poveretto decise di farla finita: chiamò un giornalista,
gli affidò il segreto e scomparve.
Il giornalista non si scompose. Costruì un box nella
prima pagina del suo quotidiano, ci mise il segreto e lo lasciò
latrare a volontà, tutti i giorni. Due settimane di
trattamento e il segreto grosso e feroce divenne un pettegolezzo
da salotto, più inoffensivo di un pechinese. Poi si
ridusse a una chiacchiera da bar. Poi sparì del tutto.
Lia
Celi
scrittrice
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Ps ps ps...
sssss...
non ditelo a nessuno
mi raccomando!
psssss...
zitto!
zitto ho detto!!!
non farlo...
no!
neppure un cenno
ho detto no!!! e no?!!
...e dai!
e basta!
Dai... lo vedi come sei?
non sai mantenere neppure
un piccolissimo segreto
come questo.
E dai!
mi hai deluso...
Perché
lo hai fatto?
Come?
Non era un segreto?
Lo dici tu!
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Ti
avevo raccomandato di non dirlo
di non fare nemmeno un cenno
Ed invece ti si vedeva in faccia
che ce lavevi, una cosa da non dire,
da non far neppure capire che...?
Cosa?
Ormai
è fatta
il segreto è come un profumo
fugge via appena sturi la bottiglia.
...è un profumo dellanima
la vita è... un segreto,
un profumo.
Riccardo
Dalisi
artista |
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Che
ci può essere di diabolico in un segreto o meglio che
segreto mai può nascondersi dietro un maledetto Satanasso,
costretto suo malgrado a fare lindemoniato, a mostrar
la linguaccia, smorfieggiare, sghignazzare, strabuzzar gli
occhiacci, sputazzare fiele allintorno, far rizzare
i capelli in testa a più non posso, terrorizzare il
prossimo, stipulare patti perdianima?
Non cè spazio per le sfumature, per i reconditi
sentimenti, Belzebù e compagnia bella devono solo svolgere
il proprio sporco lavoro, senza fare troppe domande, senza
ripensamenti, senza dubbi di sorta. Seminare zizzania, raccogliere
tempesta e spargerla a destra e a manca sperando che altri
cadano in tentanzione e non si liberino dal male e finiscano
dopo morti nelle loro grinfie perché lì si possa
arrostire a puntino, infliggergli le raffinate punizioni previste
dal regolamento e così sia amen.
Un impuro distillato di perfidia, una macchina di cattiveria
approntata sperando che qualcuno ci caschi dentro e ci resti
per saecula saeculorum.
Poveri Diavoli, che ne sappiamo noi di loro?
E se non fossero poi tanto cattivi, se ce li avessero costretti?
Allora bisognerebbe cercare qualcuno più in alto, più
malvaggio ancora, un padreterno intrippato in un brutto viaggio,
con la sua smania di metterci continuamente alla prova per
vedere se siamo buoni per davvero o se non era tutta una messinscena
per ricavare qualche grazia particolare, un tizio che sotto
sotto ci gode a vederci traballare, incespicare, infine precipitare,
sfracellarci nellorrido budello infernale fecale quanto
basta a gettarci tutti nella merda.
E tutto per il nostro bene, micacazzi.
Pablo
Echaurren
designer
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Entrato
in libreria per comprare un manuale di bon ton, Davide scoprì
che tutta la sua vita stava scritta in un romanzo. La commessa
era sparita oltre la porta che si apriva dietro al banco,
e Davide si era messo a sfogliare un libro. Benché
non avesse alcuna intenzione di comprarlo laveva aperto
a caso e aveva letto una decina di righe. Vi si rccontava
un episodio dellinfanzia del protagonista: con la scusa
di spiegare come ci si siede su uno skylift, il bambino toccava
il didietro della tornita cameriera. Davide era arrossito
e impallidito nello stesso momento. Senza aspettare che la
commessa tornasse,era scappato fuori dalla libreria col libro
in mano, era corso a casa e laveva divorato in poche
ore. La sua vita era lì, indelebilmente stampata in
corpo dodici su trecentosedicifogli di carta porosa. In preda
a un incontrollabile panico Davide provò a pensare
chi poteva avergli tirato uno scherzo del genere. A nessuno
aveva mai raccontato tutte quelle cose, i particolari intimi
della sua vita sessuale, le sue manie, i suoi vizi solitari.
Forse se li era lasciati sfuggire nei momenti di debolezza,
ma non tutti alla stessa persona. poteva averli distribuiti
così, a casaccio, a una ragazza incontrato in treno,
alloperaio del gas, a una prostituta, a un amico che
non vedeva da tanti anni. Ora, chi si era preso la briga di
riunire tutti questi personaggi? Chi aveva girato il mondo
per mettere insieme con infinita pazienza la sua storia? Quanto
tempo ci aveva impiegato? Quanti soldi aveva speso? Chi lo
odiava al punto da pubblicare i suoi più atroci difetti,
le sue bassezze, le sue paure, gli slanci così rari
di una vita passata nellossessione di ben figurare con
gli altri? Davide annotò il nome delleditore.
Il suo primo impulso fu quello di telefonargli per chiedere
notizie dellautore, il cui nome gli suonava come uno
pseudonimo, un anagramma, qualcosa nello stesso tempo di strano
e di familiare.
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Aveva
già il telefono in mano quando si blocco. Una domanda
cominciò a battergli nella mente come un percussore.
Come si chiamava di cognome, lui? Con la mano tremante estrasse
dal portafoglio una carta dindentita spiegazzata e vicina
alla scadenza. Davide D. Come si faceva a chiamarsi D col punto
di cognome? La gente si chiama Danzi, Dardano, delli, Carri...
Fu allora che si ricordò di alcuni particolari che non
era mai riuscito a fare quadrare. Di certi amici spariti dalla
sua vita in meno di una notte. Di una volta che era stato licenziato
da un momento allaltro, con un colpo di scena inaspettato.
Si ricordò di tutti gli strani personaggi che avevano
accompagnato la sua esistenza, gente non bene delineata, che
una volta aveva gli occhiali e la volta dopo non li portava,
che continuava a tagliarsi barba e baffi e se li ritrovava cresciuti
in un tempo impossibile. Della topografia inesatta della città,
che sembrava fosse stata costruita con le confuse indicazioni
che si danno ai turisti. Davide D. si ricordò anche di
non aver mai sognato, se non quellunico sogno di un gatto
con le ali da pipistrello riportato a pagina centonovantotto
del volume. Pensò a certi vuoti che la memoria non riusciva
a colmare, al senso di velocità che aveva ossessionato
ogni momento della sua esistenza. Si prese la testa fra le mani.
Capì. Non viveva a Milano come aveva sempre creduto.
Non in Lombardia, neanche in Italia, nemmeno sulla terra. Lui
viveva nella mente di chi lo stava leggendo. Quella era la sua
città, il suo mondo, tutto il suo universo. Per la prima
volta nella sua vita Davide D. si sentì bene. Era leggero,
liberato. gli parve di potersi liberare in volo, capì
che non gli importava più niente di se, che era pronto
ad abbandonarsi. E mentre un ignoto lettore addormentandosi
chiudeva col dito nel volume il libro della sua vita, Davide
D. si sentì pronto ad incontrare Dio.
Edoardo Erba |
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Perché
non si mantengono i segreti.
Qualcuno mi confida un segreto e mi chiede di non rivelarlo.
In quasi tutti i casi, prima o poi lo rivelerò, e chi
mi ha confidato il segreto deve saperlo. Perché, allora,
me lo ha detto? Perché non riusciva neanche lui a tenerlo
per sè; e se anche ci fosse riuscito, avrebbe avuto
dei lapsus che lo avrebbero tradito.
Le condizioni per ottenere il segreto assoluto sono dunque
le stesse che si richiedono per ottenere il vuoto assoluto.
E necessario che io sparisca, che spariscano tutti quelli
che mi hanno conosciuto, poi che scompaia ogni traccia, diretta
o indiretta, della mia esistenza, dunque che scompaia il mondo,
il sistema solare, tutto luniverso.
Maurizio
Ferraris
scrittore
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Ora
che il maestro era morto lallievo era lunico al
mondo a conoscere il Segreto delluniverso. Se lui fosse
morto il Segreto si sarebbe perso.
Dopo dieci anni di solitudine decise di lasciare la grotta
sacra. Doveva tramandarlo. Giunto nella città di Babilonia
prese alloggio in una locanda e rifiutò la compagnia
di una prostituta che non aveva neanche 14 anni! Nella notte
sentì ansimare parecchi uomini mentre si accoppiavano
con lei. Il sangue gli si gelò nelle vene quando lei
fingendo lorgasmo per un cliente particolarmente generoso,
urlò le Parole Sacre che costituivano il cuore del
Segreto.
Pianse il giorno seguente sentendo il Segreto urlato nella
piazza da un venditore di filtri damore. Le parole che
descrivevano il Segreto erano scalfite sulle pareti delle
latrine. Tutti conoscevano il Segreto ma, ahimé, il
mondo continuava a vivere nella miseria e nellinfelicità.
Poi lultimo saggio capì che andava bene così.
Il Segreto era custodito nella cassaforte più sicura:
la stupidità umana.
Jakobo
Fo
artista
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Cosè
un carcere? Un segreto, chiavi e cancelli. Chiavi che chiudono
cancelli ma anche corpi, desideri e sogni. E segreto
perché è lì che è occultato e
segretato tutto il male del mondo. Ma anche uomini e donne
come noi. Uomini e donne che hanno sognato troppo forte e
hanno trasformato in realtà anche i sogni cattivi.
E, allora, di cosa si ride o si piange, quali sono gli incubi
e i desideri, gli amori e i rimpianti di chi è privato
della libertà? Innocente o colpevole chi vive separato
da noi da un muro di cinta ha con se il suo segreto della
verità che si porta con se sino allespiazione
della pena.
Davide
Franchetti
detenuto
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Fouquet
accenno un colpo di tosse, immediatamente il governatore della
guarnigione di Pinerolo si inchinò a terra e uscì
allindietro, lasciandoli soli. La maschera di ferro
era sdraiata nella sua poltrona alla duchessa,
incongrua in quella segreta. Lady Diana Spencer
chiese la maschera si porta bene?. È
la più perfetta bellezza della corte disse semplicemente
Fourquet" e il suo riserbo è esemplare.
Avete visto i suoi figli? domandò ancora
la maschera di ferro. Fourquet esitò. Il Cardinalministro
Mazzarino aveva dato, prima di morire, precise disposizioni
- pensate alle conseguenze per la Corona di Francia!
Daria
Galateria
scrittrice
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I
SEGRETI DEL CUORE
Li custodisco nel cuore, dice.
Tutti i tuoi segreti li custodisco nel cuore.
Non ho mai avuto segreti, dico.
Mai avuto segreti.
Tutti hanno segreti, ma alcuni non hanno memoria,
dice: tu hai i segreti, io ho la memoria.
Non ho mai avuto segreti.
Certo che li hai, dice, e io te li ho portati via per
custodirli. Sei così distratta.
Lente lacrime beffarde scivolano sulle sue guance pallide.
Lente lacrime su lente parole.
Sempre più lente sempre più lente sempre più
lente.
Rivoglio i miei segreti. Li rivoglio.
Tutti.
Qui.
Subito.
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Li
ho nel mio cuore, dice, non temere.
non temo, ma ora lui trema.
I miei segreti.
Nel suo cuore.
I miei segreti.
Nel suo cuore.
I miei segreti.
Nel suo cuore.
Il suo cuore.
Nelle mie mani.
Nessun segreto, solo un muscolo che cola sangue.
Barbara Garlaschelli
scrittrice |
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Può
sembrare strano, ma la verità ha bisogno del segreto.
Infatti, la verità, almeno quella della scienza (e
della democrazia) è in linea di principio pubblica
e controllabile. Ma il problema è: quale pubblico?
E soprattutto: chi controlla chi? Ogni scopritore - aveva
ragione un vecchio professore tedesco, Edmund Husserl - è
un genio che insieme svela e occulta.
Senza segreto sarebbe impossibile permanere nella verità.
È nel fulgore della luce che nasce lombra.
Del resto, sarebbe troppo facile sbrigarselo con la verità
dicendo: Taci, e adorala in ginocchio. Invece,
qualcuno comincia a dubitare e ha il coraggio di alzarsi ritto
in piedi.
Giulio Giorello
filosofo
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Se
lalchimia è dottrina segreta della sostanza arcana,
gli alchimisti in prigione, come Giona nella balena, che plasmano
la materia per ricavarne scrigni a contenere il tesoro
difficile da raggiungere, sono per uno junghiano unimmagine
feconda. E se la perla è simbolo dellilluminazione
e della nascita spirituale, la ricerca della perla la rappresenta
la ricerca dellessenza sublime nascosto in sé.
Secondo la legenda, la perla nasce per effetto del lampo o
per la caduta di una goccia di rugiada nella conchiglia: è
la traccia dellattività celeste e lembrione
della nascita corporea o spirituale.
Vittorio
Lingiardi
scrittore
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Il
mio è un classico caso di curiosità che uccide.
Tutto inizia con un brutto sogno. Un lampo accecante e una
forte sensazione di calore. Devo essermi addormentato mentre
stavo lavorando, perché è un brutto periodo
di turni intensi per noi elettricisti della città e
sono stanchissimo. Raccolgo gli attrezzi e torno a casa e
già da allora li vedo. I colleghi di lavoro che mi
guardano con la coda dellocchio e sussurrano. La gente
per la strada che si copre la bocca con la mano e sussurra.
Il portinaio che appena mi vede prende il telefono e sussurra.
Segreti. A casa, mia moglie che mi saluta, mi bacia, come
andato il lavoro, siediti che tra poco è pronto...poi
si avvicina a sua madre, le appoggia le labbra allorecchio
e sussurra. Allora non ce la faccio più. Laggredisco.
Cosè questo segreto che mi riguarda e che non
posso conoscere? Cosè? E così vengo a
sapere che mentre lavoravo alla centralina cè
stato un corto circuito e ho preso una scossa micidiale. Ventimila
volts che mi hanno attraversato così in fretta da uccidermi
prima ancora che il mio corpo avesse il tempo di trasmettere
linformazione al mio cervello. Ero morto senza sapere
di esserlo. Me lhanno tenuto segreto. Lo sapevano tutti
tranne me. Naturalmente. Perché appena vengo a saperlo,
in quel preciso istante, crollo a terra morto. Io li odio
i segreti.
Carlo
Lucarelli
scrittore
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Ci
sono persone che, oppresse dal peso dei propri segreti, li
raccontano ad alcuni amici fidati, raccomandandoli di mantenere
il segreto; ci sono i segreti dei servizi, non tanto segreti,
che appaiono addirittura sui mille numeri verdi; e ci sono
i segreti di tanti segretari che in segreto conducono delle
relazioni segrete con la segretaria. Ma io voglio svelare
il segreto della felicità: il segreto per star bene
é quello di accettare la sofferenza come momento di
riflessione e di crescita. Così, paradossalmente, scoprire
il ruolo positivo dellinfelicità può essere
un modo per vivere più felice.
Romeo
Martel
detenuto
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Un
giorno Dio decise di creare un mondo per nascondercisi dentro.
Millenni e millenni passarono, quel mondo venne infine abitato
dal uomo, e qualcuno cominciò a parlare di questo Dio
sconosciuto, a dire che bisognava pregarlo e temerlo. Lui
intanto se ne stava nascosto. Ogni tanto rideva piano, per
non farsi trovare. Una donna udì quel riso (le donne
ci sentono meglio delle uomini), scoprì il Dio nascosto
e lo rapì: era molto alta e forte, lo tirò fuori
da lì per portarselo a casa, e lui non poté
farci nulla. La donna avrebbe potuto avere tutto ora che aveva
in mano Dio; ma era saggia e anche un po perfida, per
cui si accontentò di ficcarlo in un cassetto. Certe
sere apre il cassetto e guarda dentro, e ride forte: tanto,
anche se la sentono, nessuno immagina che lei abbia rubato
Dio agli uomini.
Raul
Montanari
scrittore
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Era
una brava bambina. Aveva occhi chiari e tranquilli, una fascia
per tenerle indietro i capelli e scarpe allacciate col doppio
nodo. Non scarabocchiava sul diario, sedeva composta e andava
a letto senza protestare, subito dopo carosello.
Aveva un cane, una lupa che pesava quasi quanto lei con cui
sintendevano a occhiate. La lupa laccompagnava
fino allentrata di scuola, laspettava seduta composta
per cinque lunghe ore e le trottava a fianco sulla strada
di casa.
Era una brava bambina. Faceva tutti i suoi compiti da sola,
la mattina tirava su il letto e lisciava con cura il risvolto
delle lenzuola. Perfino i suoi sogni erano composti.
Ma.
Ma quando arrivava la notte usciva nel buio denso del giardino
per spiare il cane mugolare alla luna la solitudine della
bestia senza il branco. Allora sentiva laria tiepida
infilarsi sotto al pigiama e il frusciare di una creatura
fra i cespugli le insinuava sulla pelle brividi sconosciuti.
Allora sentiva i sapori, i sapori della notte, e lodore
del buio e della terra oscura.
E quando arrivava lestate era lei a seguire la lupa,
giù lungo i dirupi pieni di rovi, scivolando sulle
foglie morte allinseguimento di tracce invisibili. Allora
le si spalancava di fronte un mondo dove i soliti sensi -
la vista, ad esempio - non servivano a niente. Un mondo attraversato
dalle strade impossibili degli odori da percorrere con gli
occhi chiusi.
Era difficile stare dietro alla lupa che correva, si arrestava,
si acquattava o drizzava le orecchie nel percepire vibrazioni
imprevedibili. Era difficile affidarsi alla topografia animale,
così diversa eppure così obbligata, e rinunciare
ai propri punti di riferimento - la casa del contadino, il
fienile, il bordo della statale, il campo appena arato e quello
rigoglioso, da trebbiare. Era difficile rinunciare ai nomi
e alle parole per tuffarsi in un universo denso di riferimenti
estranei: la caccia, la preda, lattacco, la fuga, il
branco.
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Se
ci riusciva, se riusciva a dimenticare la sua appartenenza di
specie, i vestiti che simpigliavano da per tutto e la
fascia tesa sulla fronte, allora poteva abbandonarsi allabbraccio
del bosco, oppure correre giù lungo il prato fangoso
per rotolare avvinta a quel groviglio di pelo e denti, giù
a mescolarsi con lodore delle piante soddisfatte dalla
pioggia, giù nellestasi sanguinaria del branco...
Perché il lupo era anche questo: digrignare di denti
e gerarchie, caccia spietata e sangue. Anche di questo imparò,
nelle notti del bosco: della tensione dellattesa, dellimmobilità
perfetta dellattimo prima. Prima dellattacco o della
fuga. Perché la legge del bosco era fatta di questa sostanza:
il terrore di sapersi preda senza smettere di essere cacciatore.
La dura legge degli opposti che si toccano la imparò
dal lupo. Dal lupo apprese la propria animalità - una
specie diversa, sì, ma pur sempre animale. E dal lupo
ricevette il più grande regalo: la felice percezione
del proprio corpo vivere.
La felicità del cibo lungo la gola, del sole sulla pelle,
del profumo dei fiori che accarezza il palato e ti costringe
a chiudere gli occhi. La felicità dellaria che
bruccia i polmoni dopo una corsa, e di un morso bene assestato,
dato o ricevuto. E ancora, limpagabile felicità
delle coccole, di addormentarsi fianco contro fianco, pelle
contro pelo.
Dal lupo ebbe tutto questo e tanto di più: tutto ciò
che non si può raccontare con le parole - che, della
vita è la parte più importante.
Ma, tutto sommato, rimase una brava bambina.
Bastava soltanto non farla arrabbiare.
Sabina Morandi
scrittrice |
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Fin
da tempi remoti
lottiamo per la libertà
e siamo disposti
per essa
a dare la vita
ma molto più importante
è il segreto
se per mantenerlo
alla libertà rinunciamo
Rita Pastore
detenuta
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Sai
quandè che un bambino diventa grande ?
Quando?
Quando ha il suo primo segreto. Questo mi diceva
mia madre, sovvertendo ogni prudente canone educativo. È
il segreto che taglia il cordone ombelicale, che alza il ponte
lavatoio che esclude i genitori, che rende il bambino finalmente
padrone della sua vita.
Ma io insistevo a raccontarle tutto. Proprio tutto.
Mia figlia Isabella - ora ha quattordici anni - è stata
allevata da mia madre, dato che io e mia moglie siamo tutto
il giorno fuori casa per lavoro. Per anni e anni si sono fate
buona compagnia e si sono volute un gran bene. E anche adesso
che mia madre è morta, Isabella continua a dialogare
con sua nonna e a chiederle consiglio.
Questa
mattina ho attraversato il parco del Castello. Una strada
che non percorro mai. Un cliente mi attendeva dallaltra
parte dei giardini ed ero in ritardo. Per accelerare ho tagliato
su per i prati e allimprovviso me la sono trovata davanti
Isabella. Ho avuto appena il tempo di scartare, di fare una
brusca giravolta, di cambiare direzione. Sono riuscito a evitare
che lei mi vedesse. Ma la mia retina è rimasta impressionata.
Anziché a scuola, Isabella era lì, sdraiata
sotto un albero, mano nella mano con un tipo magrolino, le
orecchie a sventola, un nasone gobbuto, qualche pelucco di
barba.
Un affanno improvviso mi ha tagliato il respiro, mi ha costretto
alla fuga.
Ora sono qui, a casa, che aspetto che rientri. Ho preparato
un discorsetto, una ramanzina.
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Sento
il rumore dellascensore, quello della chiave nella toppa.
Oh papa, sei qui! dice, correndomi
incontro per abbracciarmi. Come mai già a casa
?aggiunge, guardandomi con il suo bello sguardo
limpido.
Occhi negli occhi, le domando Come è andata a scuola
stamattina?
Bene risponde di slancio Sono stata
interrogata in italiano e ho preso sette.
La fisso per un lungo attimo in silenzio prima di smascherarla.
Stanotte ho sognato la nonnaesclama,
bruciandomi sul tempo.
Mi ha detto che è ora che io diventi grande.
Augusto
Bianchi Rizzi |
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IL
SEGRETO
Fin da piccola era stata convinta che niente che non fosse
segreto potesse aver valore, e viceversa che tutto ciò
che si poteva dire, vedere, fare sotto gli occhi di tutti,
in breve manifestare, non avesse alcuna importanza, o addirittura
non esistesse.
Istintivamente si predispose a vivere per un unico scopo:
scoprire il segreto.
Le persone che entravano in contatto con quella strana bambina
avvertivano in lei qualcosa di così appassionato e
insondabile, di così violentemente e misteriosamente
segreto, che non potevano fare a meno di percepirla come la
confidente privilegiata , quella a cui affidare finalmente
i propri, di segreti, liberandosi una volta per tutte dal
peso dei sensi di colpa, dalla vergogna, in certi casi dallorrore.
Lei accoglieva i segreti inconsapevolmente sollecitati con
assoluta indifferenza, e cancellava dalla sua vita quelli
che glieli avevano confessato. Ogni tanto si fermava a pensare
che il suo destino sarebbe stato di assoluta solitudine, ma
non aveva scampo. Si ripeteva: tutto ciò che si può
rivelare non ha valore, non ha realtà; quindi chi non
ha segreti non esiste, e stare da soli o con chi non esiste
è la stessa cosa.
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Crescendo
cercò il segreto dovunque. Nel dolore; nel piacere; nel
sesso; nellamore; nella letteratura; nella paura; nella
crudeltà; nella bontà; nella meccanica quantistica;
nel sogno; nel panico. Mise al mondo una bambina con gli occhi
blu che sapeva fare molte curiose inoffensive magie: parlare
coi rospi, prevedere landamento della Borsa, trasformare
il fetore in profumo. Quando compì cinque anni fece però
una cosa terribile. Andò dalla mamma e le chiese: Posso
dirti un segreto?. Allora lei capì. Capì
che nel momento in cui la figlia le avesse detto il segreto
avrebbe cessato di essere reale, e così lei, sua madre.
Devi proprio dirmelo? le chiese a sua volta.
La bambina fece un bellissimo spietato sorriso. Non è
che devo, Voglio.
Susanna
Schimperna
scrittrice |
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IL
SEGRETO È LALLEGRIA !
Attraversai landrone del penitenziario e fui condotto
presso la matricola per essere registrato. Il pretore mi aveva
condannato a 10 giorni di segregazione per un diverbio avuto
con un vigile a causa di un verde, rosso e giallo di un semaforo.
Il vigile fermo sulle sue ed io fermo sulle mie. Una parola
tira laltra ed eccomi qua!
Alla matricola, lagente penitenziario addetto, dopo
avermi fatto firmare il libro dellarrivo, mi disse:
con lallegria non ci son segreti ma solo momenti
felici... o per lo meno, così compresi. Ed io
per instaurare un rapporto allegro gli raccontai la barzelletta
del poliziotto, del finanziere e dellagente penitenziario,
i quali, giornalmente, nel sacchetto portato da casa rinvenivano
allinterno un panino con salame, ed ogni giorno era
la stessa storia, ed ogni giorno si lamentavano tra loro.
Finche il finanziere, con malumore, si rivolse agli altri
esprimendo che se il giorno successivo avesse ritrovato pane
e salame si sarebbe spaccato la testa contro il muro. Sia
il poliziotto che lagente penitenziario si aggregarono
a tale drastica decisione.
Il giorno successivo, immancabilmente ritrovarono pane e salame
cosicché si lanciarono a testa bassa contro il muro
e finirono allospedale. La moglie dellagente penitenziario
con fare mesto fissò il marito negli occhi, poi gli
disse: Posso capire la moglie del finanziere..mi va
bene anche per la moglie del poliziotto ...ma tu, i panini,
te li facevi da solo!!!
Scoppiai a ridere allinterno delle stanze adibita a
matricola, mentre negli sguardi degli agenti non notai alcun
sorriso... forse non avevano capito la barzelletta?? Mi sentii
afferrare di peso e, a calci e pugni , fui trascinato in isolamento.
Ed ora faccio fatica a sorridere perché mi fa male
il labbro superiore!
Santino
Stefanini
detenuto
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Era
un segreto. Segretissimo. Supersupersegreto. Per questo lo
voleva nascondere. Mica facile, nasconderlo. Beh, prima lho
piegato e ripiegato. Con le mani. Poi con la punta delle dita.
Con una pinzetta per i francobolli. Alla fine era proprio
piccolo. Un enorme segreto, microscopico. Pensavo: adesso
lo appiccico sullunghia del mignolo del mio piede sinistro,
una mano di smalto e via. Rosso magari. Viola, magari. Qual
è il colore dei segreti? Certi sono verdemarcio, neropece.
Questo no, però. E scintillante, il mio segreto.
Trovare il colore.
Dipingersi anche le altre nove unghie. Seccatura.
Pensavo: dentro un orecchino, ecco dove lo metto. Scintilla,
appunto. Fa anche la sua figura. E poi: più evidente,
più difficile da trovare.
Il fatto è che pesa: almeno un etto e mezzo di segreto,
roba da torcicollo, se non mi si stacca prima il lobo. Sennò:
nella borsetta, tanto non ci trovo mai niente nemmeno io,
figurarsi un estraneo nemico ficcanaso spione. O nel vaso
del basilico: e se una coccinella se lo mangia?, pensavo.
Infilato tra il tasto $ e il tasto § della tastiera del
computer, quelli non li uso mai. Dentro le pagine di American
tabloid: segreto più, segreto meno... nella cuccia
del cane, se solo avessi un cane, pensavo. Dentro il ventilatore
(sede invernale). Dentro il camino (sede estiva). Nel cassetto
dei cucchiaini.
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E
poi è successo che mi è venuto in mente il posto
perfetto e mentre stavo per andarci col mio segreto stretto
nella pinzetta e la mano e il polso piuttosto indolenziti, sì,
proveteci voi, a star lì non so quanto tempo con un etto
e mezzo almeno di segreto in mano, ecco, è successo,
prima è stata appena una sensazione di qualcosa di cambiato
senza che me ne accorgessi e poi una consapevolezza istantanea,
la pinzetta leggerissima: insomma chissà dovera
cascato dovera finito rotolato, chissa, il mio segretosegreto.
Andato a nascondersi da solo, sì, saggiamente dal suo
punto di vista, poiché io non mi decidevo, ma non dovrebbero
essere almeno un pò pazienti, i segreti? Non è
innata in loro una silenziosa, placida, sterminata capacità
di attesa? Adesso non so più dovè. E comincio
a non ricordarmi neanche più bene comera. Anzi:
non sono nemmeno più così sicura di avercelo mai
avuto, laccidente di segreto. E così, penso avevo
un segreto. Forse.
Dopotutto, posso sempre dipingermi le unghie dei piedi.
Comprare un cane, non se ne parla nemmeno.
Anna
Maria Testa
scrittrice |
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Io
sono sempre stata come sono
anche quando non ero come sono
e non saprà nessuno come sono
perché non sono solo come sono.
Patrizia
Valduga
scrittrice
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